More on Fascist Monuments and Buildings in Italy

Ancora sugli edifici e i monumenti fascisti in Italia | Mehr über faschistische Gebäude und Denkmäler in Italien


Il significato e la funzione dei monumenti e dei simboli storici dipendono da molte diverse variabili: i loro caratteri formali, il luogo in cui si trovano, il contesto storico e politico, e i discorsi sociali di cui sono oggetto.[1] Per fare qualche esempio, un monumento a un soldato sovietico oggi non ha lo stesso significato e lo stesso destino a Berlino o a Tallinn, e lo stesso vale per i monumenti a Cristoforo Colombo negli USA, in America latina, in Spagna o in Italia, nonché per i monumenti ai Confederati negli USA, guardati diversamente oggi rispetto a venti anni fa. E ancora, in alcuni Stati postcomunisti europei sono stati vietati i simboli comunisti oltre a quelli nazisti, mentre negli Stati dell’Europa occidentale esibire la falce e il martello è del tutto legale.

 

L’Italia: un caso particolare?

Il rapporto di una comunità con il suo passato …


Categories: 7 (2019) 24
DOI: dx.doi.org/10.1515/phw-2019-14064

Tags: , , ,

1 reply »

  1. To all our non-Italian speaking readers we recommend the automatic DeepL-Translator. Just copy and paste.

    Complessità nell’affrontare il fascismo

    Alla base di ciò che ha scritto Luigi Cajani, mi chiedo se il problema provocato non sia molto più complesso. I principi antifascisti della costituzione italiana e i discorsi mediali piuttosto marginali e con poca attenzione pubblica si estinguono rapidamente. I momenti normativi sono poco presi in considerazione e i rapporti dei media sono raramente ricevuti in profondità. Molti strati della memoria scolpiti nella pietra devono essere considerati. Gli edifici dell’EUR romano ne sono un esempio solo notati anche da turisti americani. In considerazione della mascolinità fascista iscritta al Foro Italico, le statue maschili nude e mute ai margini dei campi sportivi non sono meno innocue e glorificano un’idea politica che ha portato a conseguenze fatali.[1]
    Il culto intorno a Mussolini e le “conquiste” del suo tempo – anche nel XXI secolo – hanno molte sfaccettature. Non voglio occuparmi degli strani prodotti che si possono acquistare con relativa facilità i Italia (ad esempio i busti del “Duce”, vini con Mussolini sulle etichette), ma di altri edifici, anche di intere città. Durante la dittatura fascista, le paludi pontine furono bonificate e fu costruito un nuovo paesaggio culturale. Vengono fondate le città e la terra viene consegnata ai migranti del nord Italia per la coltivazione.[2] L’intero capoluogo di provincia Latina (già “Littoria”, inaugurata nel 1932) rappresenta una “Disneyland architettonica”, in cui si respirano ancora le intenzioni dell’architettura fascista in una città vivace del ventunesimo secolo.
    Non ha molto senso voler dimenticare queste città fasciste e i loro edifici, testimoni massicci del dominio politico. Ricordano la “torre fascista” e le numerose iscrizioni, i fasci, i vecchi stemmi.[3] Questo tipo di cultura storica, la vita in una città ex fascista in cui gli edifici centrali sono ancora utilizzati dal Comune o da altre istituzioni pubbliche, solleva questioni molto più profonde delle lotte simboliche per i singoli monumenti, anche se spesso sono combattute più ferocemente. Ma qual è la ragione di tutto questo? Quali storie vengono raccontate? Quali sono le parti della scienza storica e le narrazioni che essa produce per la percezione della dittatura? Renzo DeFelice manda i suoi saluti.

    Riferimenti

    [1] Christoph Kühberger, “‘Il gallo delle oche.’ Mussolini als Vorbild für die faschistische Männlichkeit,” in Mascolinità italiane. Italienische Männlichkeit im 20. Jahrhundert. , ed. Christoph Kühberger, and Roman Reisinger (Berlin: Logos 2006), 63-76. Victoria De Grazia, “Il patriarcato fascista: come Mussolini governò le donne italiane (1922-1940),” in Storia delle donne in Occidente. Il Novecento, ed. Francoise Thébaud (Rom: Bari 1997), 141-175.
    [2] Matthias Schmitt, Die Bonifica Integrale Italiens und Besiedlung der Pontinischen Sümpfe (Berlin: Willgeroth & Menzel, 1934). Annibale Folchi, Littoria. Storia di una provincia (Rom: Regione Lazio, 1995). Emilio Franzina and Antonio Parisella, La merica in Piscinara. Emigrazione, bonifiche e colonizzazione nell’Agro Romano e Pontino tra fascismo e anti-fascismo (Padua: Aldo francisci, 1986). Georg L. Mosse, Georg, Das Bild des Mannes. Zur Konstruktion der modernen Männlichkeit (Frankfurt/M.: Büchergilde Gutenberg, 1997).
    [3] Christoph Kühberger, Faschistische Selbstdarstellung. Eine Retortenstadt Mussolinis als Bühne des Faschismus (Berlin: Verlag für Wissenschaft und Forschung, 2001).

    To all our non-German speaking readers we recommend the automatic DeepL-Translator. Just copy and paste.

    Komplexität im Umgang mit dem Faschismus

    Angesichts der Ausführungen von Luigi Cajani frage ich mich, ob das aufgeworfene Problem nicht weit komplexer ist. Die antifaschistischen Prinzipien in der italienischen Verfassung sowie die eher marginalen Diskurse mit wenig Aufmerksamkeit in der Öffentlichkeit verhallen schneller als man normative Momente zur Kenntnis nimmt und mediale Berichterstattungen tatsächlich rezipiert. Es sind ganz viele Schichten der Erinnerung, die in Stein gemeißelt sind, zu bedenken. Die Bauten im römischen EUR sind dafür nur ein – selbst amerikanischen Touristen – augenscheinliches Beispiel. Die stummen, nackten männlichen Figuren am Rande von Sportplätzen im Foro Italico sind angesichts der eingeschriebenen faschistischen Männlichkeit nämlich nicht minder harmlos und verherrlichen eine politische Idee, die zu fatalen Folgen führte.[1]
    Der Kult um Mussolini und um die “Errungenschaften” seiner Zeit hat – selbst im 21. Jahrhundert – viele Facetten. Ich möchte hier nicht auf die seltsamen Produkte eingehen, die man in Italien Land auf Land ab relativ leicht erwerben kann (z.B. Büsten des “Duce”, Weinfalschen mit Mussolini auf den Etiketten), sondern andere Bauten, ja ganze Städte. Während der faschistischen Diktatur wurden ja etwa die Pontinischen Sümpfe trockengelegt und man errichtete eine neue Kulturlandschaft. Man gründete Städte und übergab Land zur Bewirtschaftung an Migranten aus Norditalien.[2] Die gesamte Provinzhauptstadt Latina (früher “Littoria”, eingeweiht 1932) stellt ein “architektonisches Disneyland” dar, in dem man in einer belebten Stadt nach wie vor die Absichten der faschistischen Architektur atmen kann.
    Es macht wenig Sinn diese faschistischen Städte und ihre Bauten, massive Zeugen der politischen Dominanz, vergessen zu wollen. Sie rufen sich über den “torre fascista” und die vielen Inschriften, die fasci, die alten Wappen ins Gedächtnis.[3] Diese Art der Geschichtskultur, das Leben in einer ehemaligen faschistischen Stadt, in der die zentralen Gebäude nach wie vor von der Comune oder anderen öffentlichen Einrichtungen genutzt werden, wirft noch weit tiefgreifender Fragen auf, als die symbolischen Kämpfe um einzelne Monumente, wenngleich diese oft hitziger geführt werden. Doch was ist der Grund dafür? Welche Geschichten erzählt man sich? Welche Anteile hat die Geschichtswissenschaft und die von ihr produzierten Narrative für die Wahrnehmung der Diktatur? Renzo DeFelice lässt grüßen.

    Fußnoten

    [1] Christoph Kühberger, “‘Il gallo delle oche.’ Mussolini als Vorbild für die faschistische Männlichkeit,” in Mascolinità italiane. Italienische Männlichkeit im 20. Jahrhundert. , ed. Christoph Kühberger, and Roman Reisinger (Berlin: Logos 2006), 63-76. Victoria De Grazia, “Il patriarcato fascista: come Mussolini governò le donne italiane (1922-1940),” in Storia delle donne in Occidente. Il Novecento, ed. Francoise Thébaud (Rom: Bari 1997), 141-175.
    [2] Matthias Schmitt, Die Bonifica Integrale Italiens und Besiedlung der Pontinischen Sümpfe (Berlin: Willgeroth & Menzel, 1934). Annibale Folchi, Littoria. Storia di una provincia (Rom: Regione Lazio, 1995). Emilio Franzina and Antonio Parisella, La merica in Piscinara. Emigrazione, bonifiche e colonizzazione nell’Agro Romano e Pontino tra fascismo e anti-fascismo (Padua: Aldo francisci, 1986). Georg L. Mosse, Georg, Das Bild des Mannes. Zur Konstruktion der modernen Männlichkeit (Frankfurt/M.: Büchergilde Gutenberg, 1997).
    [3] Christoph Kühberger, Faschistische Selbstdarstellung. Eine Retortenstadt Mussolinis als Bühne des Faschismus (Berlin: Verlag für Wissenschaft und Forschung, 2001).

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

 characters available

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Pin It on Pinterest