More on Fascist Monuments and Buildings in Italy

Ancora sugli edifici e i monumenti fascisti in Italia | Mehr über faschistische Gebäude und Denkmäler in Italien



Il significato e la funzione dei monumenti e dei simboli storici dipendono da molte diverse variabili: i loro caratteri formali, il luogo in cui si trovano, il contesto storico e politico, e i discorsi sociali di cui sono oggetto.[1] Per fare qualche esempio, un monumento a un soldato sovietico oggi non ha lo stesso significato e lo stesso destino a Berlino o a Tallinn, e lo stesso vale per i monumenti a Cristoforo Colombo negli USA, in America latina, in Spagna o in Italia, nonché per i monumenti ai Confederati negli USA, guardati diversamente oggi rispetto a venti anni fa. E ancora, in alcuni Stati postcomunisti europei sono stati vietati i simboli comunisti oltre a quelli nazisti, mentre negli Stati dell’Europa occidentale esibire la falce e il martello è del tutto legale.

L’Italia: un caso particolare?

Il rapporto di una comunità con il suo passato deve quindi essere analizzato all’interno del suo proprio contesto: non si può usare ovunque lo stesso paradigma. Perciò vorrei dare qui di seguito alcune informazioni sui monumenti fascisti in Italia e sui dibattiti che li riguardano, in modo da consentire uno esame più approfondito della complessità del loro contesto.

Per cominciare, bisogna notare che nelle città italiane si trova un gran numero di monumenti e simboli fascisti vandalizzati. Essi vennero danneggiati per lo più durante un’ondata di rabbia popolare subito dopo la caduta del regime il 25 luglio del 1943 e dopo la fine della guerra il 25 aprile 1945. Queste tracce sono dunque prova e testimonianza del rifiuto nei confronti del regime fascista.[2] Non tutte le vestigia fasciste furono vandalizzate in questo modo. Dopo la prima fase di entusiasmo iconoclastico la maggior parte dei grandi edifici sopravvisse e si continuò ad usarli, altri vennero abbondonati ma successivamente restaurati in quanto rappresentano importanti opere del Razionalismo italiano, e alcuni  sono diventati oggetto di controversie.[3]

Monumenti molto controversi

Controversie ci sono state nel corso degli ultimi anni a Bolzano e Roma, con esiti molto diversi. A Bolzano si trovano due importanti vestigia fasciste: il Monumento alla Vittoria e la Casa del Fascio, oggi Palazzo degli Uffici Finanziari. Entrambi recano in grande evidenza simboli fascisti. La locale comunità germanofona venne oppressa dal regime fascista, e dopo la guerra questa esperienza ha provocato una lunga scia di tensioni con la comunità italofona. Il Monumento alla Vittoria è stato spesso luogo di opposte manifestazioni, e fu anche oggetto di un attentato nel 1978. Nel 2011 venne creato un comitato di esperti delle due comunità con il compito di dare a questi monumenti un nuovo significato che andasse oltre le due visioni conflittuali.[4] A tale scopo è stata organizzata nel sotterraneo una mostra che ricostruisce la storia del monumento e ne spiega il significato storico.[5] Un intervento simile è stato fatto nel 2017 sul Palazzo degli Uffici Finanziari: al grande bassorilievo che si trova sulla facciata e che reca l’immagine di Mussolini a cavallo è stata sovrapposta un’iscrizione fatta di lettere luminose con una frase di Hanna Arendt in tedesco, italiano e ladino: “Nessuno ha il diritto di ubbidire”. Una netta contrapposizione quindi al motto fascista: “Credere, ubbidire, combattere”.[6] Sul selciato di fronte all’edificio inoltre sono stati messi alcuni pannelli esplicativi. In tal modo ai due monumenti è stato dato un nuovo significato, opposto a quello originale.

Un monumento poco controverso

Diverso è il caso di Roma. Il Palazzo della Civiltà italiana fa parte del quartiere progettato ex novo nel 1937 per ospitare l’Esposizione Universale del 1942, che naturalmente non ebbe luogo. L’edificio venne ultimato dopo la guerra, e nel 2004 è stato dichiarato di interesse culturale Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Sull’edificio non si trovano fasci o immagini di Mussolini: l’unico riferimento al Fascismo sono le parole di Mussolini incise sul coronamento della facciata: “Un popolo di poeti di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori”. Queste parole hanno provocato l’indignazione della storica americana Ruth Ben-Ghiat in un articolo su The New Yorker nell’ottobre 2017, perché vennero pronunciate da Mussolini (il cui nome peraltro non compare in calce alla citazione) durante il discorso con cui il 2 ottobre 1935 annunciò l’inizio della guerra contro l’Etiopia.[7] Peraltro nella cultura popolare italiana queste parole sono spesso usate parodisticamente, per sbeffeggiare questo o quel carattere del popolo italiano.[8]

Conservare o modificare?

Un altro monumento fascista a Roma è stato di recente oggetto di controversie. Nell’aprile 2015 Laura Boldrini, politico di sinistra e allora presidente della Camera dei Deputati, propose di cancellare la scritta “Mussolini Dux” dall’obelisco eretto nel 1932 in quello che oggi è il Foro Italico.[9] Questa proposta venne respinta da molti intellettuali e politici di sinistra, fra cui il presidente del Partito democratico, Matteo Orfini, il quale dichiarò: “Noi siamo un Paese antifascista, i principi della lotta antifascista sono scritti nella nostra Costituzione. Non abbiamo bisogno di cancellare la nostra memoria, seppur a tratti drammatica. Credo che la ‘damnatio memoriae’ sia un elemento di debolezza e non di forza da parte di chi la esercita”.[10] La polemica si riaccese nell’ottobre di quell’anno, quando l’articolo della Ben-Ghiat su The New Yorker arrivò in Italia, provocando di nuovo reazioni negative.[11]

Ogni monumento è un caso a sé

La differenza fra Bolzano e Roma (e in generale il resto dell’Italia) sta nella diversa sensibilità dei rispettivi contesti sociali. A Bolzano si è sentita la necessità di dare un nuovo significato ai due edifici fascisti a cause delle tensioni che li circondavano, ma altrove non ci sono tensioni intorno alle vestigia del fascismo, che non sono usate come luoghi della memoria da parte dei simpatizzanti fascisti (un’eccezione è rappresentata dalla tomba di Mussolini a Predappio, ma in questo caso si tratta di un monumento di natura del tutto particolare). E’ importante proprio il fatto che la grande maggioranza degli antifascisti italiani non senta alcun bisogno di intervenire sulle vestigia del Fascismo. Questo atteggiamento, proprio perché fa parte dell’opinione di sinistra, non può essere interpretato come una forma di indulgenza nei confronti del Fascismo, risultato dell’incapacità degli Italiani di fare i conti con esso, accusa questa che viene spesso ripetuta ma che non tiene conto del fatto che decenni di costante e diffuso discorso antifascista nella scuola e nell’arena pubblica, in tutte le forme possibili, hanno avuto un grande impatto sulla società italiana. Ed è una visione critica del Fascismo nelle testa degli osservatori che rende queste vestigia fasciste testimonianze del passato e non più strumenti di propaganda.

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Per approfondire

  • Malone, Hannah. “Legacies of Fascism: architecture, heritage and memory in contemporary Italy.” Modern Italy 22, no. 4 (2017): 445-470.
  • De Bernardi, Alberto. Fascismo e antifascismo. Storia, memoria e culture politiche. Roma: Donzelli, 2018.

Siti web

  • Maria Elena Versari, “Per una storia materiale del fascismo. In margine alla legge Fiano,” Clionet. Per un senso del tempo e dei luoghi 1 (2017). http://rivista.clionet.it/materiale-del-fascismo (ultimo accesso 25 maggio 2019).
  • ATRIUM – Architecture of Totalitarian Regimes of the 20th century In Europe’s Urban Memory: http://www.atriumroute.eu/ (ultimo accesso 25 maggio 2019).

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[1] Questo articolo fa riferimento a quello di Krzysztof Ruchniewicz: Krzysztof Ruchniewicz, “The Hidden Memory of the City: Fascist Rome,” Public History Weekly 7, no. 11 (2019), DOI: dx.doi.org/10.1515/phw-2019-13565.
[2] Ecco un esempio da Trento, dove il fascio littorio e il nome di Mussolini sono stati cancellati: https://patrimonio.archivioluce.com/luce-web/detail/IL3000009264/12/un-fascio-pietra-spezzato-e-gettato-terra.html?startPage=0 (ultimo accesso 25 maggio 2019).
[3] Maria Elena Versari, “Living among the Duce’s words: the visual materialization of political rhetoric in Italian public space, from the Risorgimento to Fascism,” Word & Image 34, no. 3 (July–September 2018): 251-267.
[4] Per un manifesto degli storici su questa controversia vedi: https://storiaeregione.eu/de/news-veranstaltungen/lesen/lasst-uns-das-problem-der-faschistischen-denkmaeler-gemeinsam-loesen-  (ultimo accesso 25 maggio 2019).
[5] http://www.monumentoallavittoria.com/it.html (ultimo accesso 25 maggio 2019).
[6] http://www.basrelief-bolzano.com/en/content/2017-the-installation.html (ultimo accesso 25 maggio 2019).
[7] Ruth Ben-Ghiat, “Why Are So Many Fascist Monuments Still Standing in Italy?” The New Yorker, 5.10.2017 (https://www.newyorker.com/culture/culture-desk/why-are-so-many-fascist-monuments-still-standing-in-italy) (ultimo accesso 25 maggio 2019).
[8] For instance: Gian Antonio Stella, “Italiani, un popolo di sfiduciati. ‘Mafia e corruzione? Normali’,” Corriere della Sera, 19.10.2018, https://www.corriere.it/cronache/18_ottobre_18/libera-italiani-popolo-sfiduciati-mafia-corruzione-ciotti-cantone-de-raho-047e4c98-d30d-11e8-aa91-90c7da029bcf.shtml (ultimo accesso 25 maggio 2019).
[9] http://rete.comuni-italiani.it/foto/contest/50185/view (ultimo accesso 25 maggio 2019)
[10] Fascismo. Boldrini, “Togliere la scritta Dux dall’obelisco del Foro,” La Repubblica, 17.4.2015 https://roma.repubblica.it/cronaca/2015/04/17/news/fascismo_boldrini_togliere_la_scritta_dux_dall_obelisco_del_foro_-112185661/ (ultimo accesso 25 maggio 2019).
[11] “Perché l’Italia ha ancora così tanti monumenti fascisti?». Il New Yorker provoca, la rete lo stronca,” Il sole 24 ore, 8.10.2017, https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-10-08/perche-l-italia-ha-ancora-cosi-tanti-monumenti-fascisti-new-yorker-provoca-rete-stronca-121459.shtml  (ultimo accesso 25 maggio 2019). Emilio Gentile, “Demoliamo i monumenti fascisti per creare lavoro: se ascoltassimo il New Yorker,” Il sole 24 ore, 10.10.2017, https://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2017-10-10/demoliamo-monumenti-fascisti-creare-lavoro-se-ascoltassimo-new-yorker-080921.shtml?uuid=AEuFsmiC (ultimo accesso 25 maggio 2019). Ben-Ghiat replicò ai suoi critici italiani con un’intervista al quotidiano La Stampa, in cui sottolineò che non aveva suggerito di distruggere i monumenti fascisti, ma che aveva piuttosto voluto “favorire una riflessione storica, affinché il fascismo non possa ripresentarsi sotto una nuova forma, ora che in tutto il mondo c’è un ritorno della destra”. Paolo Mastrolilli, “La storica Usa: ‘Mai proposto di abbattere i monumenti fascisti’,” La Stampa, 13.10.2017 https://www.lastampa.it/2017/10/13/cultura/la-storica-usa-mai-proposto-di-abbattere-i-monumenti-fascisti-UGpw24vX1F1z436U55RhBM/pagina.html (ultimo accesso 25 maggio 2019).

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Image Credits

Obelisk, Foro Italico, Roma © Luigi Cajani, 2019.

Recommended Citation

Cajani, Luigi: Ancora sugli edifici e i monumenti fascisti in Italia. In: Public History Weekly 7 (2019) 24, DOI: dx.doi.org/10.1515/phw-2019-14064.

Editorial Responsibility

Christian Bunnenberg / Peter Gautschi (Team Lucerne)

The meaning and function of historical monuments and symbols depends from many and manifold variables: formal features, location, social discourses, historical and political context.[1] For instance, a monument to a Soviet soldier does not have the same meaning and fate in Berlin or in Tallinn today as at the time it was build, and the same can be said for the monuments to Christopher Columbus in the USA, in Latin America, in Spain and in Italy, or for the monuments to the Confederates in the USA. In some European post-communist States Nazi and communist symbols have been forbidden, but in western European States it ist legal to display hammer and sickle. 

Special Case Italy?

The relation of a country to its own past must therefore be analysed in its own context: one cannot use the same paradigm everywhere. I would like to give here a few information concerning Fascist monuments in Italy and the debates on them, for a deeper insight into the complexity of their context.

To begin, it must be noticed that Italian cities are the place of a great number of defaced Fascist symbols and monuments, which were mostly damaged in a wave of popular rage immediately after the fall of the regime on July 25, 1943 and after the end of the war on April 25, 1945. These are therefore the evidence and nurture the memory of the rejection of the Fascist regime.[2] Not all Fascist relics were defaced this way. After the first phase of iconoclastic enthusiasm most large buildings survived: they were reused, or abandoned and later restored because they are important artifacts of Italian Rationalism, and sometimes they have also become object of controversy.[3]

Highly Controversial 

In recent years Bolzano and Rome have been place of such controversies, with very different outcomes. In Bolzano there are two important Fascist relics, the Monumento alla Vittoria (Monument of Victory) and the Casa del Fascio (House of Fasces), today Palazzo degli Uffici Finanziari (Palace of Finance Offices), both bearing very evident Fascist symbols. The local German speaking community was oppressed by the Fascist regime, and this experience has given origin after the war to a long wave of tensions with the Italian speaking community. The Monumento alla Vittoria was often place of opposite demonstrations and also target of a bomb attack in 1978. In 2011, a committee of experts of both communities (Italian and German speaking) was created in order to resemantize the monument beyond the conflicting visions.[4] With this aim an exhibition has been opened in its basement in order to reconstruct its history and explain its historical meaning.[5] A similar intervention has been done in 2017 on the large bas-relief of the front of the Palazzo degli Uffici Finanziari, which shows Mussolini on horseback: a lit inscription has been superposed on it with a sentence by Hanna Arendt in German, Italian and Ladin: “Nobody has the right to obey”, as a challenge the Fascist motto: Credere, ubbidire, combattere (Believe, obey, figth).[6] A set of explanatory panels are put on the pavement in front of the building. Thus, both monuments have been given a new meaning, opposite to the original one.

A Noncontroversial Monument

Different is the case in Rome. The Palazzo della Civiltà italiana (Palace of Italian Civilization) is part and parcel of the new city district planned in 1937 to host of the Universal Exposition of 1942, which obviously didn’t take place. The construction of this building was finished after the war. In 2004 it has been declared of cultural interest by the Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Ministry of Cultural Affairs). The building does not show fasces or Mussolini’s images: the only reference to Fascism are Mussolini’s words carved on the top: “Un popolo di poeti di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori” (A nation of poets, artists, heroes, saints, thinkers, scientists, navigators, transmigrants). These words provoked the outrage of Ruth Ben-Ghiat, as she wrote in an article in The New Yorker in October 2017, because they were pronounced by Mussolini (whose name by the way is not mentioned at the foot of the quote) during the speech of October 2, 1935, announcing the beginning of the war against Ethiopia.[7] But in Italian popular culture they are often used parodistically to make fun of this or that national character.[8]

Preserve or Change?

Another Fascist relic in Rome has been recently object of controversies. In April 2015 Laura Boldrini, leftist politician and then president of the Chamber of Deputies, proposed to erase the writing “Mussolini Dux” from the obelisk in the Foro Italico erected in 1932.[9] This proposal was rejected by many left wing intellectuals and politicians, among them by Matteo Orfini, president of the Partito democratico, who said: “We are an anti-Fascist country and the principles of the anti-Fascist struggle are written in our Constitution. We do not need to erase our memory, even if it was at times tragic. I believe that the ‘damnatio memoriae’ is an element of weakness and not of strength”.[10] The polemics revived in October, when Ben-Ghiat’s article in The New Yorker was known in Italy, unleashing again negative reactions.[11]

Every Monument Needs its Own Handling

The difference between Bolzano and Rome (and in general the rest of Italy) is in the different sensitivity of the local social context. In Bolzano a resemantization of the two Fascist buildings has been felt as necessary because of the tensions surrounding them, elsewhere there are no tensions around the Fascist relics, they are not used as memorials by Fascist sympathizer (an exception is Mussolini’s tomb in Predappio, but this is a monument of a totally different kind). It is relevant that among Italian anti-Fascists a large majority does not feel any need to resemantize Fascist relics in general.

This attitude, for the very reason that it is part of the leftist opinion, cannot be interpreted as a form of leniency towards Fascism, as the outcome of the Italian’s incapability to come to term with it, an accusation which is often repeated, but which doesn’t take into account that decades of pervasive anti-Fascist discourse in the school and in the public arena, in all possible forms, have had a great impact on the Italian society. Indeed, a critical approach to Fascism in the mind of the observer makes these relics records of history and not any more tools of propaganda.

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Further Reading

  • Malone, Hannah. “Legacies of Fascism: architecture, heritage and memory in contemporary Italy.” Modern Italy 22, no. 4 (2017): 445-470.
  • De Bernardi, Alberto. Fascismo e antifascismo. Storia, memoria e culture politiche. Roma: Donzelli, 2018.

Web Resources

  • Maria Elena Versari, “Per una storia materiale del fascismo. In margine alla legge Fiano,” Clionet. Per un senso del tempo e dei luoghi 1 (2017). http://rivista.clionet.it/materiale-del-fascismo (last accessed 25 may 2019).
  • ATRIUM – Architecture of Totalitarian Regimes of the 20th century In Europe’s Urban Memory: http://www.atriumroute.eu/ (last accessed 25 may 2019).

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[1] This article refers to Krzysztof Ruchniewicz’s article: Krzysztof Ruchniewicz, “The Hidden Memory of the City: Fascist Rome,” Public History Weekly 7, no. 11 (2019), DOI: dx.doi.org/10.1515/phw-2019-13565.
[2] Here an example from Trento, where the fascio littorio and Mussolini’s name have been erased: https://patrimonio.archivioluce.com/luce-web/detail/IL3000009264/12/un-fascio-pietra-spezzato-e-gettato-terra.html?startPage=0 (last accessed 25 may 2019).
[3] Maria Elena Versari, “Living among the Duce’s words: the visual materialization of political rhetoric in Italian public space, from the Risorgimento to Fascism,” Word & Image 34, no. 3 (July–September 2018): 251-267.
[4] For an historians’ manifesto on this controversy see: https://storiaeregione.eu/de/news-veranstaltungen/lesen/lasst-uns-das-problem-der-faschistischen-denkmaeler-gemeinsam-loesen-  (last accessed 25 may 2019).
[5] http://www.monumentoallavittoria.com/it.html (last accessed 25 may 2019).
[6] http://www.basrelief-bolzano.com/en/content/2017-the-installation.html (last accessed 25 may 2019).
[7] Ruth Ben-Ghiat, “Why Are So Many Fascist Monuments Still Standing in Italy?” The New Yorker, 5.10.2017 (https://www.newyorker.com/culture/culture-desk/why-are-so-many-fascist-monuments-still-standing-in-italy) (last accessed 25 may 2019).
[8] For instance: Gian Antonio Stella, “Italiani, un popolo di sfiduciati. ‘Mafia e corruzione? Normali’,” Corriere della Sera, 19.10.2018, https://www.corriere.it/cronache/18_ottobre_18/libera-italiani-popolo-sfiduciati-mafia-corruzione-ciotti-cantone-de-raho-047e4c98-d30d-11e8-aa91-90c7da029bcf.shtml (last accessed 25 may 2019).
[9] http://rete.comuni-italiani.it/foto/contest/50185/view (last accessed 25 may 2019)
[10] Fascismo. Boldrini, “Togliere la scritta Dux dall’obelisco del Foro,” La Repubblica, 17.4.2015 https://roma.repubblica.it/cronaca/2015/04/17/news/fascismo_boldrini_togliere_la_scritta_dux_dall_obelisco_del_foro_-112185661/ (last accessed 25 may 2019).
[11] “Perché l’Italia ha ancora così tanti monumenti fascisti?». Il New Yorker provoca, la rete lo stronca,” Il sole 24 ore, 8.10.2017, https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-10-08/perche-l-italia-ha-ancora-cosi-tanti-monumenti-fascisti-new-yorker-provoca-rete-stronca-121459.shtml  (last accessed 25 may 2019). Emilio Gentile, “Demoliamo i monumenti fascisti per creare lavoro: se ascoltassimo il New Yorker,” Il sole 24 ore, 10.10.2017, https://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2017-10-10/demoliamo-monumenti-fascisti-creare-lavoro-se-ascoltassimo-new-yorker-080921.shtml?uuid=AEuFsmiC (last accessed 25 may 2019). Ben-Ghiat replied to her Italian critics with an interview to the newspaper La Stampa, where she pointed out that she had not suggested to destroy Fascist buildings and monuments, but rather wanted “to promote a historical reflection in order to avoid that Fascism shows up again in a new form, now when in the whole world the right is coming back”. Paolo Mastrolilli, “La storica Usa: ‘Mai proposto di abbattere i monumenti fascisti’,” La Stampa, 13.10.2017 https://www.lastampa.it/2017/10/13/cultura/la-storica-usa-mai-proposto-di-abbattere-i-monumenti-fascisti-UGpw24vX1F1z436U55RhBM/pagina.html (last accessed 25 may 2019).

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Image Credits

Obelisk, Foro Italico, Rome © Luigi Cajani, 2019.

Recommended Citation

Cajani, Luigi: More on Fascist Buildings and Monuments in Italy. In: Public History Weekly 7 (2019) 24, DOI: dx.doi.org/10.1515/phw-2019-14064.

Translated by Kurt Brügger swissamericanlanguageexpert

Editorial Responsibility

Christian Bunnenberg / Peter Gautschi (Team Lucerne)

Die Bedeutung und Funktion historischer Denkmäler und Symbole hängt von vielen und vielschichtigen Umständen ab: Formalen Merkmalen, Ort, sozialen Diskursen, historischem und politischem Kontext.[1] Ein Denkmal für einen sowjetischen Soldaten, ob in Berlin oder in Tallinn, hat heute nicht die gleiche Bedeutung und verbindet sich nicht mit dem gleichen Schicksal wie zur Zeit seiner Errichtung. Dasselbe gilt für die Denkmäler von Christoph Kolumbus in den USA, in Lateinamerika, in Spanien und in Italien oder für die Denkmäler von Konföderierten in den USA, wenn die Bedeutung von heute und vor zwanzig Jahren verglichen wird. In einigen europäischen postkommunistischen Staaten wurden nationalsozialistische und kommunistische Symbole verboten, aber in westeuropäischen Staaten ist es legal, Hammer und Sichel abzubilden.

Spezialfall Italien?

Die Beziehung eines Landes zu seiner Vergangenheit muss deshalb immer in seinem eigenen Kontext analysiert werden: Man kann nicht überall das gleiche Paradigma anwenden. Ich möchte hier einige Informationen über faschistische Denkmäler in Italien und die Debatten darüber geben, um einen tieferen Einblick in die Komplexität ihres Kontexts zu ermöglichen.

Zunächst muss festgestellt werden, dass es in italienischen Städten eine große Anzahl von beschädigten faschistischen Symbolen und Denkmälern gibt, die unmittelbar nach dem Sturz des Regimes am 25. Juli 1943 und nach dem Ende des Krieges am 25. April 1945 in einer Welle von Volkszorn angegriffen wurden. Diese gelten als Beweisstücke und nähren die Erinnerung an den Widerstand gegenüber dem faschistischen Regime. Aber nicht alle faschistischen Relikte wurden auf diese Art verunstaltet. Die meisten großen Gebäude überstanden diese erste Phase von ikonoklastischer Empörung: Sie wurden wiederverwendet oder verlassen und später restauriert, da sie bedeutende Artefakte des italienischen Rationalismus darstellen. Zuweilen wurden sie auch Gegenstand von Kontroversen.[3]

Ein höchst umstrittenes Denkmal

In den letzten Jahren sind Bozen und Rom zum Ort solcher Kontroversen geworden, mit ganz unterschiedlichen Ergebnissen. In Bozen gibt es zwei bedeutende faschistische Relikte, das Monumento alla Vittoria (Denkmal des Sieges) und die Casa del Fascio (Haus der Rutenbündel), heute der Palazzo degli Uffici Finanziari (Palast des Finanzamtes), die beide sehr deutliche faschistische Symbole tragen. Die lokale deutschsprachige Gemeinschaft war vom faschistischen Regime unterdrückt worden, und diese Erfahrung wurde nach dem Krieg zum Ursprung einer langandauernden Phase der Spannung mit der italienischsprachigen Gemeinschaft. Das Monumento alla Vittoria war oft der Ort gegnerischer Demonstrationen und wurde 1978 auch zum Ziel eines Bombenanschlages. Im Jahr 2011 wurde ein Expertenkomitee aus beiden Gemeinschaften (italienisch- und deutschsprachige) geschaffen, um das Denkmal jenseits aller kollidierenden Vorstellungen neu zu deuten.[4] Mit diesem Ziel wurde in den Kellerräumen eine Ausstellung eröffnet, um die Geschichte des Denkmals zu rekonstruieren und seine historische Bedeutung darzustellen.[5] Eine ähnliche Maßnahme wurde im Jahre 2017 in Bezug auf das große Flachrelief auf der Vorderseite des Palazzo degli Uffici Finanziari durchgeführt, das Mussolini hoch zu Ross zeigt: Sie wurde mit einer beleuchteten Inschrift überschrieben, die einen Satz von Hanna Arendt auf Deutsch, Italienisch und Ladinisch wiedergibt: “Niemand hat das Recht zu gehorchen.” Dies ist zu verstehen als Herausforderung an das faschistische Motto: Credere, ubbidire, combattere (glauben, gehorchen, kämpfen).[6] Eine Reihe von erläuternden Tafeln wurde zudem vor dem Gebäude in den Gehsteig gelegt. Beide Denkmäler wurden so mit einer neuen Bedeutung versehen, gegenläufig zur ursprünglichen.

Ein unumstrittenes Denkmal

Der Fall in Rom ist anders gelagert. Der Palazzo della Civiltà italiana (Palast der italienischen Kultur) ist fester Bestandteil des 1937 für die Weltausstellung von 1942 neu geschaffenen Stadtviertels, welche letztlich nicht stattfand. Das Gebäud wurde erst nach dem Krieg fertiggestellt und 2004 vom Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Kultusministerium) zum Gegenstand von kulturellem Interesse erklärt. Das Gebäude stellt keine fasces oder Bilder von Mussolini zur Schau: Die einzige Referenz zum Faschismus sind die darauf eingemeißelten Worte von Mussolini: “Un popolo di poeti di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori (Eine Nation der Dichter, Künstler, Helden, Heiligen, Denker, Wissenschaftler, Seefahrer, Transmigranten). Diese Worte provozierten die amerikanische Historikerin Ruth Ben-Ghiat, die im Oktober 2017 in einem Artikel im New Yorker ihre Entrüstung darüber zu Papier brachte, dass Mussolini jene Wörter von Mussolini (dessen Name übrigens nicht am Ende des Zitats erwähnt wird) während der Rede vom 2. Oktober 1935 sprach, in der er den Anfang des Krieges gegen Äthiopien bekannt gab.[7] In der italienischen Populärkultur werden sie jedoch oft zu parodistischem Zweck verwendet, um sich über diese oder jene nationale Eigenheit lustig zu machen.[8]

Erhalten oder verändern?

Ein anderes faschistisches Relikt ist jüngst Gegenstand von Kontroversen geworden. Im April 2015 hat Laura Boldrini, eine linksgerichtete Politikerin und damalige Präsidentin der Abgeordnetenkammer, vorgeschlagen, den Schriftzug “Mussolini Dux” von dem 1932 im Foro Italico errichteten Obelisken zu entfernen.[9] Dieser Vorschlag wurde von vielen linksgerichteten Intellektuellen und Politiker*innen abgelehnt, nebst anderen von Matteo Orfini, Präsident des Partito democratico: “Wir sind ein antifaschistisches Land und die Prinzipen des antifaschistischen Kampfes sind in unserer Verfassung festgeschrieben. Wir müssen unsere Erinnerung nicht auslöschen, selbst wenn diese zuweilen tragisch ist. Ich glaube, dass die ‘damnatio memoriae’ ein Zeichen der Schwäche und nicht der Stärke ist.”[10] Die Debatte flammte im Oktober wieder auf, als Ben-Ghiats Artikel im New Yorker in Italien zur Kenntnis genommen wurde und wiederum negative Reaktionen auslöste.[11]

Jedes Denkmal braucht seine individuelle Handhabung

Der Unterschied zwischen Bozen und Rom (und ganz allgemein dem restlichen Italien) liegt in den unterschiedlichen Sensibilitäten der lokalen sozialen Kontexte. In Bozen war es notwendig, den beiden faschistischen Bauten aufgrund der mit ihnen verbundenen Spannungen eine neue Bedeutung zu geben. Anderswo aber gibt es rund um die faschistischen Relikte keine Spannungen, weil sie nicht von faschistischen Sympathisanten als Erinnerungsorte benutzt werden (eine Ausnahme bildet Mussolinis Grabstätte in Predappio, aber diese ist ein Denkmal von völlig anderer Natur). Es ist wichtig, dass eine große Mehrheit unter den italienischen Antifaschisten nicht das Gefühl hat, faschistische Relikte generell umdeuten zu müssen.

Diese Haltung kann, gerade weil es Teil einer linksgerichteten Meinung ist, nicht als Form von Nachsicht gegenüber dem Faschismus gedeutet werden, oder als Ergebnis der Unfähigkeit Italiens mit diesem fertig zu werden – eine Anschuldigung, die immer wieder gemacht wird, aber die nicht in Betracht zieht, dass die Jahrzehnte des tiefgreifenden antifaschistischen Diskurses in den Schulen und in der Öffentlichkeit in allen möglichen Formen eine große Auswirkung auf die italienische Gesellschaft gehabt haben. Eine kritische Auseinandersetzung mit dem Faschismus im Kopf der Betrachter*innen macht diese Relikte zu Belegen der Geschichte und in keinem Fall mehr zu Werkzeugen von Propaganda.

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Literaturhinweise

  • Malone, Hannah. “Legacies of Fascism: architecture, heritage and memory in contemporary Italy.” Modern Italy 22, no. 4 (2017): 445-470.
  • De Bernardi, Alberto. Fascismo e antifascismo. Storia, memoria e culture politiche. Roma: Donzelli, 2018.

Webressourcen

  • Maria Elena Versari, “Per una storia materiale del fascismo. In margine alla legge Fiano,” Clionet. Per un senso del tempo e dei luoghi 1 (2017). http://rivista.clionet.it/materiale-del-fascismo (letzter Zugriff 25. Mai 2019).
  • ATRIUM – Architecture of Totalitarian Regimes of the 20th century In Europe’s Urban Memory: http://www.atriumroute.eu/ (letzter Zugriff 25. Mai 2019).

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[1] Dieser Artikel bezieht sich auf Krzysztof Ruchniewiczs Artikel: Krzysztof Ruchniewicz, “The Hidden Memory of the City: Fascist Rome,” Public History Weekly 7, no. 11 (2019), DOI: dx.doi.org/10.1515/phw-2019-13565.
[2] Hier ein Beispiel aus Trient, wo der fascio littorio und Mussolinis Name ausgelöscht wurden: https://patrimonio.archivioluce.com/luce-web/detail/IL3000009264/12/un-fascio-pietra-spezzato-e-gettato-terra.html?startPage=0 (letzter Zugriff 25. Mai 2019).
[3] Maria Elena Versari, “Living among the Duce’s words: the visual materialization of political rhetoric in Italian public space, from the Risorgimento to Fascism,” Word & Image 34, no. 3 (July–September 2018): 251-267.
[4] Für das Manifest eines Historikers zu dieser Kontroverse siehe: https://storiaeregione.eu/de/news-veranstaltungen/lesen/lasst-uns-das-problem-der-faschistischen-denkmaeler-gemeinsam-loesen-  (letzter Zugriff 25. Mai 2019).
[5] http://www.monumentoallavittoria.com/it.html (letzter Zugriff 25. Mai 2019).
[6] http://www.basrelief-bolzano.com/en/content/2017-the-installation.html (letzter Zugriff 25. Mai 2019).
[7] Ruth Ben-Ghiat, “Why Are So Many Fascist Monuments Still Standing in Italy?” The New Yorker, 5.10.2017 (https://www.newyorker.com/culture/culture-desk/why-are-so-many-fascist-monuments-still-standing-in-italy) (letzter Zugriff 25. Mai 2019).
[8] For instance: Gian Antonio Stella, “Italiani, un popolo di sfiduciati. ‘Mafia e corruzione? Normali’,” Corriere della Sera, 19.10.2018, https://www.corriere.it/cronache/18_ottobre_18/libera-italiani-popolo-sfiduciati-mafia-corruzione-ciotti-cantone-de-raho-047e4c98-d30d-11e8-aa91-90c7da029bcf.shtml (letzter Zugriff 25. Mai 2019).
[9] http://rete.comuni-italiani.it/foto/contest/50185/view (letzter Zugriff 25. Mai 2019)
[10] Fascismo. Boldrini, “Togliere la scritta Dux dall’obelisco del Foro,” La Repubblica, 17.4.2015 https://roma.repubblica.it/cronaca/2015/04/17/news/fascismo_boldrini_togliere_la_scritta_dux_dall_obelisco_del_foro_-112185661/ (letzter Zugriff 25. Mai 2019).
[11] “Perché l’Italia ha ancora così tanti monumenti fascisti?». Il New Yorker provoca, la rete lo stronca,” Il sole 24 ore, 8.10.2017, https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-10-08/perche-l-italia-ha-ancora-cosi-tanti-monumenti-fascisti-new-yorker-provoca-rete-stronca-121459.shtml  (letzter Zugriff 25. Mai 2019). Emilio Gentile, “Demoliamo i monumenti fascisti per creare lavoro: se ascoltassimo il New Yorker,” Il sole 24 ore, 10.10.2017, https://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2017-10-10/demoliamo-monumenti-fascisti-creare-lavoro-se-ascoltassimo-new-yorker-080921.shtml?uuid=AEuFsmiC (letzter Zugriff 25. Mai 2019). Ben-Ghiat antwortete ihren italienischen Kritikern mit einem Interview in der Zeitung La Stampa, worin sie ausführte, dass sie nicht vorgeschlagen hätte, faschistische Gebäude und Denkmäler zu zerstören, sondern sie vielmehr “eine historische Reflexion anregen” wollte, “um zu vermeiden, dass der Faschismus wieder in einer neuen Form aufkomme, jetzt wo auf der ganzen Welt die Rechte wieder daran sei, an Boden zu gewinnen”. Paolo Mastrolilli, “La storica Usa: ‘Mai proposto di abbattere i monumenti fascisti’,” La Stampa, 13.10.2017 https://www.lastampa.it/2017/10/13/cultura/la-storica-usa-mai-proposto-di-abbattere-i-monumenti-fascisti-UGpw24vX1F1z436U55RhBM/pagina.html (letzter Zugriff 25. Mai 2019).

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Abbildungsnachweis

Obelisk, Foro Italico, Rom © Luigi Cajani, 2019.

Empfohlene Zitierweise

Cajani, Luigi: Mehr über faschistische Gebäude und Denkmäler in Italien. In: Public History Weekly 7 (2019) 24, DOI: dx.doi.org/10.1515/phw-2019-14064.

Redaktionelle Verantwortung

Christian Bunnenberg / Peter Gautschi (Team Lucerne)

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DOI: dx.doi.org/10.1515/phw-2019-14064

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    Complessità nell’affrontare il fascismo

    Alla base di ciò che ha scritto Luigi Cajani, mi chiedo se il problema provocato non sia molto più complesso. I principi antifascisti della costituzione italiana e i discorsi mediali piuttosto marginali e con poca attenzione pubblica si estinguono rapidamente. I momenti normativi sono poco presi in considerazione e i rapporti dei media sono raramente ricevuti in profondità. Molti strati della memoria scolpiti nella pietra devono essere considerati. Gli edifici dell’EUR romano ne sono un esempio solo notati anche da turisti americani. In considerazione della mascolinità fascista iscritta al Foro Italico, le statue maschili nude e mute ai margini dei campi sportivi non sono meno innocue e glorificano un’idea politica che ha portato a conseguenze fatali.[1]
    Il culto intorno a Mussolini e le “conquiste” del suo tempo – anche nel XXI secolo – hanno molte sfaccettature. Non voglio occuparmi degli strani prodotti che si possono acquistare con relativa facilità i Italia (ad esempio i busti del “Duce”, vini con Mussolini sulle etichette), ma di altri edifici, anche di intere città. Durante la dittatura fascista, le paludi pontine furono bonificate e fu costruito un nuovo paesaggio culturale. Vengono fondate le città e la terra viene consegnata ai migranti del nord Italia per la coltivazione.[2] L’intero capoluogo di provincia Latina (già “Littoria”, inaugurata nel 1932) rappresenta una “Disneyland architettonica”, in cui si respirano ancora le intenzioni dell’architettura fascista in una città vivace del ventunesimo secolo.
    Non ha molto senso voler dimenticare queste città fasciste e i loro edifici, testimoni massicci del dominio politico. Ricordano la “torre fascista” e le numerose iscrizioni, i fasci, i vecchi stemmi.[3] Questo tipo di cultura storica, la vita in una città ex fascista in cui gli edifici centrali sono ancora utilizzati dal Comune o da altre istituzioni pubbliche, solleva questioni molto più profonde delle lotte simboliche per i singoli monumenti, anche se spesso sono combattute più ferocemente. Ma qual è la ragione di tutto questo? Quali storie vengono raccontate? Quali sono le parti della scienza storica e le narrazioni che essa produce per la percezione della dittatura? Renzo DeFelice manda i suoi saluti.

    Riferimenti

    [1] Christoph Kühberger, “‘Il gallo delle oche.’ Mussolini als Vorbild für die faschistische Männlichkeit,” in Mascolinità italiane. Italienische Männlichkeit im 20. Jahrhundert. , ed. Christoph Kühberger, and Roman Reisinger (Berlin: Logos 2006), 63-76. Victoria De Grazia, “Il patriarcato fascista: come Mussolini governò le donne italiane (1922-1940),” in Storia delle donne in Occidente. Il Novecento, ed. Francoise Thébaud (Rom: Bari 1997), 141-175.
    [2] Matthias Schmitt, Die Bonifica Integrale Italiens und Besiedlung der Pontinischen Sümpfe (Berlin: Willgeroth & Menzel, 1934). Annibale Folchi, Littoria. Storia di una provincia (Rom: Regione Lazio, 1995). Emilio Franzina and Antonio Parisella, La merica in Piscinara. Emigrazione, bonifiche e colonizzazione nell’Agro Romano e Pontino tra fascismo e anti-fascismo (Padua: Aldo francisci, 1986). Georg L. Mosse, Georg, Das Bild des Mannes. Zur Konstruktion der modernen Männlichkeit (Frankfurt/M.: Büchergilde Gutenberg, 1997).
    [3] Christoph Kühberger, Faschistische Selbstdarstellung. Eine Retortenstadt Mussolinis als Bühne des Faschismus (Berlin: Verlag für Wissenschaft und Forschung, 2001).

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    Komplexität im Umgang mit dem Faschismus

    Angesichts der Ausführungen von Luigi Cajani frage ich mich, ob das aufgeworfene Problem nicht weit komplexer ist. Die antifaschistischen Prinzipien in der italienischen Verfassung sowie die eher marginalen Diskurse mit wenig Aufmerksamkeit in der Öffentlichkeit verhallen schneller als man normative Momente zur Kenntnis nimmt und mediale Berichterstattungen tatsächlich rezipiert. Es sind ganz viele Schichten der Erinnerung, die in Stein gemeißelt sind, zu bedenken. Die Bauten im römischen EUR sind dafür nur ein – selbst amerikanischen Touristen – augenscheinliches Beispiel. Die stummen, nackten männlichen Figuren am Rande von Sportplätzen im Foro Italico sind angesichts der eingeschriebenen faschistischen Männlichkeit nämlich nicht minder harmlos und verherrlichen eine politische Idee, die zu fatalen Folgen führte.[1]
    Der Kult um Mussolini und um die “Errungenschaften” seiner Zeit hat – selbst im 21. Jahrhundert – viele Facetten. Ich möchte hier nicht auf die seltsamen Produkte eingehen, die man in Italien Land auf Land ab relativ leicht erwerben kann (z.B. Büsten des “Duce”, Weinfalschen mit Mussolini auf den Etiketten), sondern andere Bauten, ja ganze Städte. Während der faschistischen Diktatur wurden ja etwa die Pontinischen Sümpfe trockengelegt und man errichtete eine neue Kulturlandschaft. Man gründete Städte und übergab Land zur Bewirtschaftung an Migranten aus Norditalien.[2] Die gesamte Provinzhauptstadt Latina (früher “Littoria”, eingeweiht 1932) stellt ein “architektonisches Disneyland” dar, in dem man in einer belebten Stadt nach wie vor die Absichten der faschistischen Architektur atmen kann.
    Es macht wenig Sinn diese faschistischen Städte und ihre Bauten, massive Zeugen der politischen Dominanz, vergessen zu wollen. Sie rufen sich über den “torre fascista” und die vielen Inschriften, die fasci, die alten Wappen ins Gedächtnis.[3] Diese Art der Geschichtskultur, das Leben in einer ehemaligen faschistischen Stadt, in der die zentralen Gebäude nach wie vor von der Comune oder anderen öffentlichen Einrichtungen genutzt werden, wirft noch weit tiefgreifender Fragen auf, als die symbolischen Kämpfe um einzelne Monumente, wenngleich diese oft hitziger geführt werden. Doch was ist der Grund dafür? Welche Geschichten erzählt man sich? Welche Anteile hat die Geschichtswissenschaft und die von ihr produzierten Narrative für die Wahrnehmung der Diktatur? Renzo DeFelice lässt grüßen.

    Fußnoten

    [1] Christoph Kühberger, “‘Il gallo delle oche.’ Mussolini als Vorbild für die faschistische Männlichkeit,” in Mascolinità italiane. Italienische Männlichkeit im 20. Jahrhundert. , ed. Christoph Kühberger, and Roman Reisinger (Berlin: Logos 2006), 63-76. Victoria De Grazia, “Il patriarcato fascista: come Mussolini governò le donne italiane (1922-1940),” in Storia delle donne in Occidente. Il Novecento, ed. Francoise Thébaud (Rom: Bari 1997), 141-175.
    [2] Matthias Schmitt, Die Bonifica Integrale Italiens und Besiedlung der Pontinischen Sümpfe (Berlin: Willgeroth & Menzel, 1934). Annibale Folchi, Littoria. Storia di una provincia (Rom: Regione Lazio, 1995). Emilio Franzina and Antonio Parisella, La merica in Piscinara. Emigrazione, bonifiche e colonizzazione nell’Agro Romano e Pontino tra fascismo e anti-fascismo (Padua: Aldo francisci, 1986). Georg L. Mosse, Georg, Das Bild des Mannes. Zur Konstruktion der modernen Männlichkeit (Frankfurt/M.: Büchergilde Gutenberg, 1997).
    [3] Christoph Kühberger, Faschistische Selbstdarstellung. Eine Retortenstadt Mussolinis als Bühne des Faschismus (Berlin: Verlag für Wissenschaft und Forschung, 2001).

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